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Endurance, doping: cavallo morto per frattura

11/06/2020

Si chiamava Castlebar Contraband ed è morto il 15 ottobre 2016, ma la vicenda è stata resa nota qualche giorno fa, a seguito di una sentenza del tribunale della FEI, Federazione Equestre Internazionale.
Il cavallo aveva subìto delle infiltrazioni di Xylazina al nodello anteriore destro (la parte terminale dell’articolazione, poco sopra lo zoccolo). La Xylazina ha un effetto sedativo, analgesico e miorilassante: è ammessa per uso curativo, sotto stretto controllo, ma è vietata nelle competizioni perché, se il cavallo ha un problema articolare, mascherare il dolore potrebbe indurlo a forzare e a procurarsi danni maggiori. È proprio ciò che è successo a Castlebar Contraband: l’autopsia ha rilevato che il cavallo aveva un’osteoartrosi al nodello e che gli erano state praticate iniezioni proprio su quella parte, dimostrando che era stato infiltrato per non sentire dolore. Durante la corsa (avvenuta in Francia) si è procurato una gravissima frattura da eccessivo sforzo, a seguito della quale è stato abbattuto.

La notizia è trapelata perché la sentenza FEI è la più pesante mai comminata: il fantino è stato sospeso per 20 anni e gli è stata inflitta una multa di 17.500 franchi svizzeri, a cui se ne aggiungono 15.000 di spese processuali.
Ma anche perché il responsabile in questione, colui che montava il cavallo, è lo sceicco Abdul Aziz Bin Faisal Al Qasimi, degli Emirati Arabi Uniti, il Paese che da molti anni si macchia di gravi abusi nei confronti dei cavalli (leggi i nostri articoli sul sito).

La FEI ha dato ampio risalto a questa sentenza, anche perché giunta dopo anni di battaglia legale durante i quali gli avvocati dello sceicco hanno tentato di insinuare il dubbio che la Xylazina fosse stata somministrata al cavallo durante l’eutanasia.
Il Direttore legale della FEI Mikael Rentsch ha parlato di grande risultato per il benessere dei cavalli e contro il doping e gli abusi nelle competizioni equestri.

Senza mai dimenticare che il cavallo, negli sport equestri, è sempre e solo un protagonista forzato, da parte nostra giudichiamo positiva ma del tutto insufficiente una sentenza che colpisce solo il cavaliere, lasciando immune tutto l’entourage coinvolto nella gestione del cavallo, dalla scuderia fino al veterinario. Considerato che il problema degli abusi nell’endurance è ben noto a livello internazionale e oramai cronico da molti anni, la FEI avrebbe avuto tutto il tempo di fare una pulizia seria ma questo non è avvenuto. Del resto gli Emirati Arabi hanno un peso finanziario non indifferente nel supporto di questo tipo di gare, di cui sono particolarmente appassionati.


Fonte: Clean Endurance


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