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La risposta di Bruxelles non ferma la legge: tutto il contrario

13/05/2026

C'è chi ha letto la risposta del Commissario europeo all'Agricoltura Christophe Hansen come una bocciatura della proposta di legge italiana sugli equidi. È una lettura sbagliata — o, nel migliore dei casi, interessata.

Proviamo a ricostruire i fatti con precisione.

L'interrogazione e le aspettative di chi l'ha presentata

Il 25 febbraio 2026 l'eurodeputato Michele Picaro (ECR – Fratelli d'Italia) ha presentato un'interrogazione scritta alla Commissione europea. Il tema: la proposta di legge italiana che prevede il divieto di macellazione, produzione, vendita, importazione e consumo di carne equina, e la riclassificazione degli equidi come animali d'affezione. Picaro chiedeva, in sostanza, se una simile legge fosse compatibile con il diritto europeo — e in particolare con le norme sul mercato interno, la libera circolazione delle merci e la politica agricola comune.

Il sottotesto dell'interrogazione era trasparente: ottenere da Bruxelles un argomento da spendere contro l'iter parlamentare in corso. La risposta è arrivata il 29 aprile 2026. E ha deluso chi sperava in quella spallata.

Cosa ha scritto il Commissario Hansen

Il Commissario ha ricordato che la carne equina rientra nell'organizzazione comune dei mercati agricoli dell'Unione (regolamento UE n. 1308/2013) e che gli Stati membri sono in linea di principio tenuti ad astenersi dall'adottare misure che possano costituire una deroga o una violazione di tale organizzazione. Fin qui, nulla di nuovo.

Ma il passaggio decisivo è quello successivo, che chi ha commentato la risposta in senso contrario alla legge ha preferito ignorare o minimizzare. Hansen ha scritto testualmente: «l'instaurazione di un'organizzazione comune dei mercati non impedisce agli Stati membri di applicare norme nazionali che perseguano uno scopo d'interesse generale diverso da quelli perseguiti da tale organizzazione comune dei mercati, nemmeno se tali norme possono avere un'incidenza sul funzionamento del mercato interno nel settore interessato».

È una frase che vale la pena leggere con attenzione, perché dice esattamente il contrario di uno stop. Dice che uno Stato membro può legiferare — anche in un settore coperto dall'organizzazione comune dei mercati — se lo fa per perseguire un interesse generale diverso da quello meramente commerciale. L'unico vincolo è che la norma sia proporzionata all'obiettivo.

La tutela del benessere animale, il contrasto allo sfruttamento degli equidi, la prevenzione delle frodi nella filiera: sono esattamente interessi generali di questo tipo. Sono, non a caso, le ragioni per cui IHP sostiene e ha contribuito a costruire quella proposta di legge.

Perché la risposta va letta a favore della legge

Chi si oppone al ddl — allevatori, operatori della filiera, il mondo ippico — ha interpretato la risposta di Hansen come un segnale di attenzione europea, quasi un avvertimento. In realtà Hansen ha fatto l'unica cosa che poteva fare: ha applicato la giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia dell'Unione europea, che da decenni riconosce agli Stati il diritto di derogare alle logiche di mercato quando lo scopo perseguito è un interesse generale legittimo.

IHP ha sostenuto la proposta di legge sin dall'inizio non come scelta simbolica o culturale, ma come strumento concreto per aggredire una filiera che, oltre a generare sofferenza, alimenta corse clandestine, macellazioni abusive, traffici illeciti di animali non tracciati. Come ha detto il presidente Sonny Richichi in audizione alla Camera il 21 aprile scorso, il divieto di macellazione è una leva strutturale contro lo sfruttamento — non soltanto una presa di posizione etica.

La risposta di Bruxelles non chiude quella porta. La tiene aperta, a condizione che il Parlamento italiano costruisca una legge tecnicamente solida, proporzionata e accompagnata dagli strumenti di controllo indispensabili: anagrafe equina riformata, tracciabilità reale, risorse dedicate. Condizioni che IHP ha sempre indicato come imprescindibili.

Il punto politico

C'è infine un elemento che non va trascurato. Hansen ha precisato che, qualora la legge contenga "regole tecniche" secondo la definizione della direttiva UE 2015/1535, il testo dovrà essere notificato alla Commissione prima dell'entrata in vigore. Non è un ostacolo: è una procedura ordinaria, prevista per qualsiasi norma tecnica nazionale che possa incidere sul mercato interno. Trattarla come un veto implicito sarebbe, ancora una volta, una lettura distorta.

La Commissione europea non si è espressa contro la proposta di legge. Non poteva farlo, e non lo ha fatto. Ha semplicemente ricordato le regole del gioco. E quelle regole, lette correttamente, lasciano all'Italia tutto lo spazio necessario per proteggere i gli equidi.

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