...i miei tesori non luccicano né tintinnano,
essi brillano nel sole e nitriscono nella notte...

 

 

Varenne, il prigioniero più redditizio dell'ippica

30/09/2026

Varenne è morto nella notte tra il 17 e il 18 agosto 2026, a 31 anni, nell'allevamento LJ di Eboli (Salerno), dove viveva dal 2025. Secondo il veterinario, la causa è stata un infarto fulminante. In carriera aveva vinto oltre 6 milioni di euro di premi, tra cui il Derby italiano, due Prix d'Amérique e due Elitloppet.

Nei giorni successivi il mondo dell'ippica e gran parte della stampa lo hanno ricordato come "il Capitano", un campione felice che amava correre e vincere. IHP dà una lettura opposta di quella vita.

Dalla pista alla monta

«Ti hanno chiamato il Capitano, il cavallo felice, hanno scritto che amavi correre, che amavi vincere, che la tua era una vita da re», ha detto il presidente di IHP Sonny Richichi in un video diffuso il giorno della morte. «La verità è che sei stato il prigioniero più redditizio della storia.»

Chiusa la carriera agonistica, Varenne è diventato uno stallone da riproduzione. Il seme veniva raccolto più volte alla settimana su un manichino, la procedura standard per l'inseminazione artificiale, e spedito in tutto il mondo. I figli registrati sono più di duemila. Nessuno di loro è nato da un accoppiamento naturale e il cavallo non ne ha mai visto uno.

Una volta invecchiato, Varenne è passato da un allevamento all'altro: Vigone (Torino), Equicenter Monteleone (Pavia), tenuta Il Cigno a Villanterio e infine Eboli. Per IHP questi trasferimenti hanno risposto a logiche economiche e non al benessere di un animale anziano. Varenne è stato esposto al pubblico fino agli ultimi mesi come simbolo di un settore in crisi.

Il racconto che nasconde la verità

Il giorno dopo la morte, il suo storico driver Giampaolo Minnucci, secondo quanto riportato da Open, ha riconosciuto che forse gli aveva dato «qualche frustata che non avrebbe meritato». È un'ammissione rara, e dice più di molti necrologi.

Per IHP il caso Varenne mostra con particolare chiarezza un meccanismo che riguarda migliaia di cavalli meno famosi. Il racconto sentimentale del campione copre il fatto che un animale sociale, fatto per muoversi in branco su spazi aperti, trascorre la vita in box, in pista e in sala di monta. Il suo valore viene misurato solo in premi e in dosi di seme.

«Oggi l'ippica perde il suo simbolo più grande», ha detto Richichi. «Noi proviamo un immenso dolore, misto a un senso di liberazione per lui. Scusa se gli umani ti hanno rubato la dignità di essere semplicemente un cavallo.»

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