...i miei tesori non luccicano né tintinnano,
essi brillano nel sole e nitriscono nella notte...

 

 

Vacanze senza sfruttamento: il turismo digitale sceglie di proteggere gli animali

24/09/2026

Si sta chiudendo la stagione dei viaggi, il periodo in cui milioni di turisti scelgono dove andare e cosa fare. Ma questa estate 2026 ha portato una novità di grande rilievo: chi in queste settimane cerca su Tripadvisor l'ippodromo di Ascot, quello di Saratoga o San Siro trova ancora le recensioni, le fotografie e le indicazioni per arrivarci, ma non trova più il modo di comprare un biglietto per le corse. Al suo posto compare una riga: la struttura «al momento non soddisfa la politica di Tripadvisor sul benessere degli animali». La stessa dicitura accompagna le pagine di Churchill Downs, Keeneland e Belmont Park, dell'ippodromo di Tokyo e di altri impianti nel mondo.

È l'applicazione di una regola scritta nella politica sul benessere animale del colosso del turismo digitale, aggiornata a maggio 2026: Tripadvisor non vende biglietti e non trae profitto da esperienze in cui gli animali sono esposti a un rischio di lesioni o di morte per sport o intrattenimento. Il testo delle politiche di protezione degli animali adottate da Tripadvisor cita espressamente la maggior parte delle corse di cavalli, cani e cammelli e gli eventi in stile rodeo, precisando che in questi casi è la natura stessa dell'attività a generare quel rischio. Secondo la stampa specializzata britannica e statunitense, i primi avvisi sono comparsi all’inizio del mese di settembre.

Una linea comune ai grandi del turismo digitale

Tripadvisor non è sola. Dal 2019 Booking.com applica ai propri partner, strutture ricettive comprese, standard sul benessere animale elaborati con l'organizzazione internazionale World Animal Protection. La piattaforma elenca le attività con cui dichiara di non collaborare. Tra queste figurano le «gare tra animali di qualsiasi tipo», accanto alle lotte tra animali, alla caccia al trofeo e agli spettacoli con specie selvatiche.

Anche Airbnb ha costruito le proprie linee guida per Servizi ed Esperienze insieme a World Animal Protection. Tra gli sport vietati indica esplicitamente le corse di cavalli e il polo a cavallo, oltre a rodei, corse di levrieri, corse e combattimenti con tori. Per gli animali da lavoro, cavalli, muli e asini compresi, fissa regole precise: mai più di una persona in sella; mai oltre il 20 per cento del peso corporeo dell'animale; nessuna attività in condizioni meteorologiche estreme; nessun traino di carrozze o carretti in ambiente urbano.

Tripadvisor dichiara di ospitare sulla propria piattaforma oltre 10 milioni di strutture e più di 1,35 miliardi di recensioni e contributi: quando un colosso di queste dimensioni stabilisce di non vendere più un determinato prodotto o servizio, sposta il mercato. E, viceversa, offre agli operatori del settore informazioni precise sui gusti, i desideri e i valori dei consumatori: evidentemente, un numero crescente di turisti globali non vuole più partecipare (pagando) ad attività in cui gli animali vengono sfruttati.

Il mercato ha ascoltato il pubblico

L'industria ippica ha reagito con durezza. La British Horseracing Authority, l'autorità che regola l'ippica britannica, ha definito la decisione «sorprendente e preoccupante». Secondo quanto riportato dal Racing Post il 14 settembre, ha anche scritto a Tripadvisor chiedendo di rivedere la classificazione. Sulla stessa linea si sono espresse la Racecourse Association e l'Horse Welfare Board. La presidente di quest'ultimo, la baronessa Batters, ha giudicato la scelta fuorviante.

Più significativa è la posizione di World Horse Welfare. L'organizzazione affianca come consulente indipendente la stessa autorità britannica e sostiene l'impiego responsabile dei cavalli nello sport. Il suo amministratore delegato, Roly Owers, ha letto nella decisione un esempio concreto di che cosa significhi, in pratica, il consenso dell'opinione pubblica. Secondo Owers, Tripadvisor ha evidentemente ascoltato il proprio mercato. Owers ha anche richiamato una ricerca del 2024, finanziata dalla Racing Foundation: infortuni e morti dei cavalli sono la prima preoccupazione del pubblico nei confronti degli sport equestri.

È il punto centrale. Le piattaforme globali non inventano una sensibilità: la registrano. E la traducono in regole commerciali, il linguaggio più concreto con cui un'impresa può prendere posizione.

Gli argomenti di chi difende lo status quo

In Italia la critica più articolata è comparsa il 21 settembre su Cavallo Magazine, in un commento intitolato «La foglia di fico di TripAdvisor». Secondo l'articolo, la piattaforma rinuncia a vendere i biglietti ma continua a vendere le camere d'albergo vicino agli ippodromi. In questo modo cercherebbe di accontentare tutti senza incidere davvero. L'articolo attribuisce inoltre la scelta all'adesione a una campagna della PETA. La politica di Tripadvisor, in realtà, si fonda sul modello delle Cinque Libertà, il quadro scientifico riconosciuto a livello internazionale per la valutazione del benessere animale.

L'accusa di ipocrisia non regge. La politica di Tripadvisor riguarda ciò che la piattaforma vende e da cui trae guadagno. È l'esperienza a esporre l'animale al rischio, di certo non il pernottamento del viaggiatore. Smettere di guadagnare sulla corsa e segnalarlo apertamente a un pubblico globale è un atto molto concreto – tanto che fa arrabbiare chi dall’ippica ci guadagna - non un gesto di facciata.

Un primo passo importante

IHP accoglie con favore le scelte di Tripadvisor, Booking.com e Airbnb e le considera un segnale di grande rilievo. Aziende globali riconoscono, con regole vincolanti per i propri partner, che il benessere degli animali non è negoziabile in nome dell'intrattenimento. Chi contesta queste scelte difende interessi di parte, a cominciare da quelli degli ippodromi e dell'industria ippica. E resta indietro rispetto a un cambiamento culturale che attraversa ormai gran parte della società.

Queste politiche ovviamente non esauriscono la questione. Tripadvisor e Booking.com consentono ancora passeggiate ed escursioni a cavallo, purché rispettino i propri standard di benessere. IHP si oppone a ogni forma di sfruttamento degli equidi, comprese quelle rivolte ai turisti, e chiede alle piattaforme di proseguire su questa strada. Chiede anche alle istituzioni italiane di prendere atto di ciò che il mercato ha già compreso. Le imprese private adeguano le proprie regole, mentre nel nostro Paese il settore ippico continua a essere sostenuto con risorse pubbliche.