24/08/2026
Nel dicembre 1971, il presidente Richard Nixon firmò il Wild Free-Roaming Horses and Burros Act (Public Law 92-195), che dichiarava i cavalli e gli asini selvatici «simboli viventi dello spirito storico e pionieristico dell'Ovest» e li poneva sotto la protezione del Bureau of Land Management (BLM) e del Servizio Forestale degli Stati Uniti. Era il risultato di decenni di pressione popolare: già negli anni Cinquanta, l’attivista del Nevada Velma Johnston — passata alla storia come «Wild Horse Annie» — aveva mobilitato migliaia di bambini perché scrivessero al Congresso contro la caccia meccanizzata ai Mustang. La legge del 1971 sembrò mettere fine a quel capitolo oscuro.
Oltre cinquant'anni dopo, quella protezione è stata smontata pezzo per pezzo. E quello che stava accadendo nell'ombra è diventato di pubblico dominio grazie a un'inchiesta del New York Times pubblicata il 20 agosto scorso.
Centinaia di cavalli federalmente protetti finiti al macello
Il Times ha riportato che diverse centinaia di Mustang americani sono stati venduti per la macellazione, in una violazione della fiducia pubblica, delle direttive del Congresso e della legislazione storica che aveva garantito la loro protezione.
I fatti riportati sono i seguenti: nel 2025, circa 3.700 cavalli selvatici sono stati catturati e venduti, più del doppio rispetto agli anni precedenti. Un commerciante di bestiame dell'Ohio di nome Brandon Jones avrebbe acquisito circa 500 Mustang dal BLM — pagandoli 25 dollari ciascuno — e ne avrebbe venduti molti per la macellazione attraverso contatti e canali clandestini.
Secondo i documenti d'ispezione del bestiame, i Mustang venduti dal governo sono stati inviati a mattatoi in Canada. Suzanne Roy, attivista per la tutela dei Mustang che ha collaborato all'inchiesta come consulente per Skydog Ranch & Sanctuary, ha confermato al Cowboy State Daily che i cavalli provenivano dal Wyoming: «Abbiamo i numeri di marchio di quei cavalli».
Il BLM ha respinto le accuse, affermando che il Bureau «non vende né invia cavalli selvatici o asini al macello» e che le segnalazioni di violazioni vengono prese sul serio e riferite alle forze dell'ordine. Ma la fondatrice di Skydog Ranch, Clare Staples, ha inviato una lettera al Segretario agli Interni Doug Burgum chiedendo la sospensione immediata di tutte le vendite di cavalli selvatici.
Il divieto che c'era, e poi non c'era più
Per capire come si è arrivati a questo punto, occorre ricostruire la storia normativa — una storia di protezioni conquistate e poi erose.
La legge del 1971 autorizza le agenzie federali a eliminare gli animali vecchi, malati o zoppi con i mezzi più umani disponibili e a consentire l'adozione privata di animali sani. Quando non siano disponibili sistemazioni idonee, le agenzie possono venderli ai commercianti. La legge vigente proibisce al BLM di utilizzare fondi stanziati per macellare animali sani non adottati o per vendere cavalli selvatici in modo che finiscano macellati.
Nel 2004, tuttavia, il Congresso approvò il cosiddetto «Burns Amendment» — un emendamento nascosto in una legge di bilancio omnibus che revocò per la prima volta il divieto trentennale sulla vendita commerciale e la macellazione dei cavalli selvatici. Fu la prima volta in più di una generazione che il Mustang — simbolo stesso dell'Ovest americano — poté essere macellato per la carne. La reazione fu immediata e trasversale: nel 2007 la Camera tentò di ripristinare il divieto. Il braccio di ferro tra rami del Congresso proseguì per anni, con la protezione reintrodotta per via di appropriations riders — clausole di spesa annuali — piuttosto che per legge permanente. Una protezione che si rinnova di anno in anno è, per definizione, fragile.
Il piano dell'amministrazione Trump
Il bilancio federale per l'anno fiscale 2026, presentato dall'amministrazione Trump il 30 maggio 2025, ha reso esplicita la direzione: il budget taglia i fondi del programma Wild Horse and Burro del BLM di oltre il 25% — da 143 a 100 milioni di dollari — e omette il divieto di lunga data sulla eliminazione di cavalli e asini selvatici sani e sulla loro vendita per la macellazione commerciale. Con 64.000 cavalli e asini selvatici già rinchiusi in strutture di detenzione federali — recinti e impianti di mantenimento a lungo termine sparsi negli stati occidentali — il budget ridotto da 143 a 100 milioni di dollari sarebbe quasi interamente assorbito dai soli costi di custodia e alimentazione di questi animali. Non resterebbe di fatto nulla per le cosiddette “misure di gestione non letale”: i programmi di controllo delle nascite, le campagne di adozione privata, i trasferimenti verso santuari. Sono invece questi gli strumenti che le organizzazioni di tutela propongono da anni come alternativa al macello o all'eutanasia di massa. Il taglio di bilancio è quindi una scelta che chiude sistematicamente la strada alle soluzioni “non letali”, lasciando all'amministrazione un'unica opzione economicamente praticabile per ridurre il numero degli animali in custodia: sopprimerli.
Non solo. Il budget rimuove dalla norma le protezioni contro la macellazione, consente al BLM di cedere gratuitamente cavalli selvatici a enti statali, locali e federali — dopo di che perdono il loro status protetto — e amplia la platea dei soggetti autorizzati a richiedere tali trasferimenti, includendo individui «approvati», organizzazioni no-profit e governi stranieri. Con i mattatoi statunitensi di fatto chiusi — il Congresso vieta da anni al Dipartimento dell'Agricoltura (USDA) di finanziare le ispezioni veterinarie obbligatorie negli impianti di macellazione equina, rendendo impossibile la loro operatività sul territorio nazionale — la traiettoria indicata dal budget è quella dell'esportazione dei cavalli vivi verso Canada o Messico, dove i mattatoi equini operano regolarmente. Una soluzione che sposta il problema oltre confine, sottraendolo alla vista e al controllo del pubblico americano. Il piano attua le raccomandazioni del documento «Project 2025», che chiede al Congresso di concedere al BLM l'autorità di «smaltire umanamente» i cavalli e gli asini selvatici «in eccesso».
La Camera tiene. Il Senato, ancora no
Non è la prima volta che questa battaglia si combatte. Nel 2017, la Camera aveva approvato un disegno di legge di bilancio che eliminava il divieto. Ma la mobilitazione fu ampia: campagne televisive, editoriali, pressione capillare. L'80% degli americani sosteneva la protezione dei cavalli selvatici. Il Senato tenne la linea e il divieto rimase in vigore.
Nel 2026, la Commissione Appropriazioni della Camera ha incluso nel disegno di legge di finanziamento del Dipartimento degli Interni una norma che reintroduce il divieto di macellazione, correggendo l'omissione del bilancio presidenziale. La misura stanzia 144 milioni di dollari per il programma BLM Wild Horse and Burro. Suzanne Roy, direttrice esecutiva di American Wild Horse Conservation (AWHC), ha definito la norma un provvedimento che «riafferma l'intento del Congresso di vietare la macellazione». Ma il disegno di legge del Senato non è ancora stato presentato, e il destino dei cavalli selvatici quindi resta incerto.
Chi difende i Mustang
Sul fronte della tutela, operano negli Stati Uniti diverse organizzazioni di rilievo. L'American Wild Horse Conservation (AWHC, americanwildhorse.org) è la più grande organizzazione per la protezione dei cavalli e asini selvatici, impegnata da decenni nel lobbying congressuale e nelle campagne di sensibilizzazione pubblica. Il Skydog Ranch & Sanctuary, fondato da Clare Staples con sedi in California e Oregon, fornisce rifugio permanente ai Mustang catturati dal governo, restituendo quando possibile ai cavalli la compagnia della loro mandria originale. Return to Freedom Wild Horse Conservation (RTF), fondato da Neda DeMayo nel 1997 in California, gestisce il santuario americano dei cavalli selvatici e ha contribuito al salvataggio e alla ricollocazione di oltre 2.000 equidi a rischio. Wild Horse Education, guidata da Laura Leigh, si occupa di monitoraggio e documentazione delle catture sul campo.
Una storia che non riguarda solo l'America
Questa vicenda non è geograficamente lontana da ciò che IHP osserva e denuncia ogni giorno in Italia. La differenza è che negli Stati Uniti gli animali in questione sono protetti per legge federale e vivono allo stato brado su terre pubbliche. Eppure – stando a quanto ha rivelato l’inchiesta del New York Times - il percorso verso il macello è identico: una catena di intermediari, documenti falsati o aggirati, trasporti verso paesi dove le norme sono diverse.
Come ha scritto Humane World for Animals, la mancanza di trasparenza e i contratti discutibili descritti dal New York Times non riguardano solo i cavalli selvatici. I Purosangue, gli Standardbred, i cavalli Amish, i cavalli da cortile possono scomparire nella stessa rete opaca di commercianti, mediatori, aste e intermediari. È una filiera che IHP conosce bene.
La questione dei Mustang americani è, in fondo, la stessa questione che IHP porta avanti da anni: chi controlla davvero dove finiscono i cavalli? E con quali documenti? La risposta, su entrambe le sponde dell'Atlantico, è ancora troppo spesso: nessuno.
Fonti: New York Times (20 agosto 2026); American Wild Horse Conservation, americanwildhorse.org; Humane World for Animals, humaneworld.org; Cowboy State Daily, cowboystatedaily.com; Archivi Congressional Research Service; Wild and Free-Roaming Horses and Burros Act, Public Law 92-195 (1971).