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Australia, carne di cavallo nei prodotti alimentari

29/07/2026

Un'indagine di ABC Four Corners rivela falle gravi nella sicurezza alimentare del New South Wales. Le autorità smentiscono la presenza di carne equina negli alimenti per consumo umano, ma il caso apre interrogativi seri su macelli illegali, tracciabilità e frodi nella filiera.

Il 27 luglio 2026 la rete televisiva pubblica australiana ABC ha trasmesso la prima parte di un'inchiesta in due puntate del programma Four Corners, dedicata alla sicurezza alimentare in Australia. Il lavoro giornalistico, condotto da Adele Ferguson e frutto di otto mesi di indagine, ha messo sotto esame prodotti comuni della grande distribuzione, catene di approvvigionamento globali e il sistema di controlli che dovrebbe garantirne l'integrità.

Il punto di innesco è stato politico: la parlamentare dei Verdi del New South Wales Abigail Boyd ha utilizzato i propri poteri parlamentari per ottenere migliaia di documenti riservati della NSW Food Authority — l'ente governativo del New South Wales responsabile della sicurezza alimentare e della vigilanza sull'intera filiera produttiva, dall'allevamento alla distribuzione. Una parte di quei documenti è stata resa pubblica, su altri il governo ha opposto il privilegio parlamentare, impedendone la diffusione integrale. Il materiale pubblicato racconta di centinaia di aziende — tra cui case di riposo, ospedali e società di catering — che tra il 2022 e il 2026 hanno ricevuto avvisi formali per violazioni delle norme alimentari: scarsa igiene, alimenti scaduti, mancata comunicazione della presenza di batteri pericolosi, temperature di conservazione inadeguate. Più di cento strutture hanno ricevuto avvisi multipli per violazioni ripetute.

La carne equina

Nel corso dell'inchiesta televisiva, Boyd ha fatto riferimento alla possibile presenza di carne equina in prodotti venduti come manzo o agnello macinato. Secondo la sua ricostruzione, cavalli e altri animali avrebbero potuto entrare nella filiera attraverso macelli illegali — i cosiddetti knackeries non autorizzati — privi di controlli veterinari adeguati e quindi incapaci di garantire sia il benessere degli animali sia la sicurezza del prodotto finito.

La NSW Food Authority e il Dipartimento delle Industrie Primarie hanno però pubblicato una nota ufficiale nella stessa giornata per smentire la parte più allarmante delle dichiarazioni di Boyd: nessun caso accertato di carne di cavallo in prodotti per consumo umano è stato registrato nei controlli dell'autorità. Il caso più recente documentato — un macello illegale a Wagga Wagga — riguardava carne destinata al pet food, prevalentemente per l'industria delle corse dei levrieri.

Dal punto di vista di IHP, questa distinzione non attenua la gravità del caso. Un cavallo macellato illegalmente, fuori da qualsiasi controllo veterinario e senza documentazione sulla sua provenienza, è un cavallo che ha subìto un abuso — indipendentemente da dove sia finita la sua carne. La filiera del pet food non è uno spazio privo di regole: anche lì vigono obblighi di tracciabilità, di identificazione degli animali, di sorveglianza sanitaria. Un macello clandestino li viola tutti, e lo fa ai danni degli animali prima ancora che dei consumatori. La domanda che rimane aperta — e che l'inchiesta australiana solleva con forza — non è solo "cosa stiamo mangiando?", ma "cosa succede agli animali quando nessuno controlla dove vanno a finire?"

Un sistema di controlli sotto accusa

L'inchiesta di Four Corners ha anche messo in evidenza che l'Australia non dispone di un'unità nazionale specializzata nella lotta alle frodi alimentari, a differenza di quanto avviene in Europa, negli Stati Uniti e in Canada. Queste strutture effettuano test mirati sull'origine degli ingredienti, sulla specie animale e sulla corrispondenza tra etichetta e contenuto reale del prodotto. In assenza di un meccanismo analogo, il sistema australiano dipende in misura significativa dalle segnalazioni dei consumatori — spesso successive a un danno già verificato — e da una vigilanza a campione che, secondo i critici, non è sufficiente a intercettare frodi strutturate.

Il precedente internazionale più citato è quello del 2013, quando nel Regno Unito carne di cavallo fu trovata in lasagne e hamburger venduti come prodotti bovini in numerosi supermercati. Quell'episodio generò un'ondata di indagini in tutta Europa e portò a modifiche normative significative. Secondo gli esperti interpellati da Four Corners, il fenomeno non è scomparso: carne di cavallo continua a essere rilevata in prodotti bovini in diversi Paesi, tra cui Messico, Perù, Brasile e Paraguay.

Frodi alimentari e benessere animale

C'è un aspetto di questa vicenda che riguarda direttamente il benessere degli animali e che spesso resta sullo sfondo delle cronache alimentari. Un macello che opera fuori dalle regole non soltanto mette a rischio la salute dei consumatori: sottrae gli animali a qualsiasi tutela, esclude la sorveglianza veterinaria, cancella ogni traccia documentale della loro provenienza e del loro trattamento. È la stessa logica che alimenta i circuiti illegali di dismissione degli equidi: quando un animale non ha un destino tracciabile e verificabile, diventa merce disponibile a chiunque sia disposto a ignorare le regole.

Questo vale in Australia come in molti altri Paesi, inclusa l'Italia, dove il sistema di tracciabilità degli equidi fa acqua da tutte le parti.

 

Fonti: Alloanews, ABC, Independent, Dailymail