...i miei tesori non luccicano né tintinnano,
essi brillano nel sole e nitriscono nella notte...

 

 

Soldi pubblici per raccontare l'ippica come vorrebbero che fosse

23/07/2026

Il 17 luglio 2026 il Masaf, attraverso la Direzione Generale per l'Ippica, ha approvato con decreto (D.D.G. n. 350786) il "Piano di Promozione e Comunicazione per l'Ippica", firmato dal direttore generale Remo Chiodi e pubblicato lo stesso giorno sul sito istituzionale del Ministero. Il documento attua, per il comparto ippico, l'impostazione del più ampio "Piano di comunicazione 2026" del Masaf, approvato il 5 febbraio 2026.

L'obiettivo dichiarato nel decreto è scritto con onestà quasi disarmante: cambiare la percezione che gli italiani hanno di questo mondo. Non cambiare l'ippica. Cambiare quello che gli italiani pensano dell'ippica. Nel testo si legge che bisogna "contrastare le percezioni negative": insomma, bisogna smettere di raccontare le corse come un affare di scommesse e cominciare a raccontarle come sport, tradizione, Made in Italy. Servono più figuranti in costume, più cavalli delle Forze Armate nelle esibizioni, più degustazioni enogastronomiche negli ippodromi, più contenuti social "emozionali". Meno numeri, più storie.

È legittimo chiedersi perché un intero apparato ministeriale senta il bisogno di correggere una percezione, se quella percezione non fosse in qualche modo meritata. Le istituzioni non stanziano fior di risorse per riverniciare qualcosa che va già bene. Lo fanno quando qualcosa scricchiola, e in questo caso lo scricchiolio ha un suono molto concreto: ippodromi che chiudono o restano senza il riconoscimento ministeriale necessario per operare, comuni che si indebitano per tenere in piedi corse che nessuno più sostiene economicamente, un pubblico – soprattutto quello più giovane – che guarda a questo mondo con crescente distacco. IHP lo documenta da mesi, caso dopo caso, città dopo città. Il Piano di comunicazione, in un certo senso, conferma dall'interno quello che noi denunciamo dall'esterno: l'ippica italiana è in affanno. Solo che la risposta scelta dal Governo non è cambiare le cose. È cambiare la storia che raccontiamo su di esse.

E i cavalli, in questo racconto, dove sono?

Nel decreto compaiono, certo. Come comparse, però, non come protagonisti del problema. Si parla di "benessere animale" come uno dei tanti ingredienti della narrazione, accanto al turismo, alla moda, alla cucina tipica, ai reparti ippomontati. Si accenna, en passant, alla necessità di occuparsi dei cavalli "a fine carriera" – di collocarli, si legge, in "attività sociali e terapeutiche". Una riga, dentro un piano che per il resto parla di piattaforme editoriali, hashtag, format replicabili e coinvolgimento degli istituti alberghieri per il catering degli eventi.

Non c'è, in nessun punto di questo Piano, un euro dedicato a garantire che ogni cavallo che smette di correre abbia un destino tutelato per legge. Non c'è un obbligo per i proprietari. Non c'è un fondo per la pensione, per le cure, per il ricollocamento. C'è comunicazione. Tanta, articolata, professionale. Ma sul punto che per IHP è l'unico davvero decisivo – che fine fa un cavallo quando non serve più a vincere – il silenzio è pressoché totale.

Ed è un silenzio che costa. IHP lo sa perché è quello il varco dove entra il peggio: i cavalli che escono dal circuito ufficiale e finiscono, quando la tracciabilità non regge, nelle corse clandestine o al macello abusivo.

Una scelta politica

Il decreto del 17 luglio non stabilisce una dotazione finanziaria propria: le risorse per attuarlo vengono attinte dagli stanziamenti già previsti per il settore ippico. La Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) destina all'ippica 152,1 milioni di euro per il solo 2026 – con continuità analoga prevista per l'intero triennio 2026-2028 – ai quali si aggiunge 1 milione di euro extra destinato all'ippodromo di Capannelle. Quei soldi potevano finanziare un sistema obbligatorio di tutela del fine carriera. Potevano finanziare controlli veri sulla tracciabilità dei cavalli, quella stessa tracciabilità che, quando fallisce, apre la strada alle frodi e alla macellazione clandestina, come IHP denuncia da anni e come emerge oggi nei processi in cui l'associazione è parte civile. Invece finanziano un ufficio stampa, un sito rinnovato, una strategia social.

IHP non chiede che l'ippica venga raccontata meglio. Chiede che venga trattata diversamente: con un sistema di responsabilità reale verso gli animali che la rendono possibile, non con un pacchetto di comunicazione pensato per farci guardare altrove. I cittadini che finanziano questo Piano con le proprie tasse meritano di sapere che cosa sostengono davvero. E i cavalli meritano qualcosa di più di una narrazione migliore.

 

IL DECRETO E IL PIANO:

Decreto D.G. n. 350786 del 17/07/2026

Piano di Promozione e Comunicazione per l'Ippica