...i miei tesori non luccicano né tintinnano,
essi brillano nel sole e nitriscono nella notte...

 

 

Il futuro del cavallo in Europa: uno studio UE delinea quattro scenari al 2040.

30/03/2026

La filiera equina europea è tornata ufficialmente al centro dell'agenda istituzionale dell'Unione Europea. Dopo anni di marginalizzazione nelle statistiche agricole ufficiali, il settore — stimato in un valore annuo di 110 miliardi di euro — è oggetto di rinnovata attenzione da parte della Commissione Europea, che sta ampliando i propri strumenti di monitoraggio per includerlo nelle analisi legate allo sviluppo rurale, alla sostenibilità e al benessere animale. Il segnale è arrivato durante un recente incontro del MEP Horse Group al Parlamento Europeo, a cui hanno partecipato oltre 34 organizzazioni del network European Horse Network (EHN).

Ma la notizia più rilevante non è il ritorno del cavallo nelle statistiche. È quello che potrebbe succedere dopo.

Quattro scenari al 2040: non tutti portano nella stessa direzione

FNRS ed EHN hanno presentato uno studio prospettico elaborato con il contributo di 33 organizzazioni provenienti da 19 Paesi europei. L'obiettivo era delineare i possibili futuri della filiera equina entro il 2040, incrociando due variabili decisive: la sostenibilità ambientale e l'accettabilità sociale delle attività equine.

Dal loro incrocio emergono quattro scenari distinti.

Il primo prefigura una nuova centralità del cavallo, integrato in agricoltura innovativa, turismo sostenibile, gestione del paesaggio e servizi sociali. Il secondo descrive un ruolo in bilico, condizionato da scarsità di risorse e pressioni normative. Il terzo ipotizza una marginalizzazione progressiva, con restrizioni significative all'uso del cavallo nella società. Il quarto, infine, delinea un settore elitario, riservato a pochi e oggetto di crescenti critiche sociali.

Lo studio non formula previsioni. Costruisce strumenti di lettura. E la sua conclusione trasversale è chiara: la sopravvivenza e la crescita del settore dipenderanno dalla sua capacità di confrontarsi seriamente con sostenibilità, trasparenza, benessere animale e consenso sociale.

La posizione di IHP: il futuro che auspichiamo — e perché è il più difficile

IHP segue questo dibattito con attenzione e con una posizione precisa.

Lo scenario che auspichiamo è il primo: quello della nuova centralità del cavallo, integrato in un modello in cui la sua presenza nella società non è sinonimo di sfruttamento, ma di rispetto. Un modello in cui "mettere il cavallo al centro" non è uno slogan di marketing, ma significa finalmente riconoscere le sue esigenze etologiche, smettere di trattarlo come uno strumento e costruire politiche che ne tutelino il benessere durante tutta la vita — non solo mentre produce valore economico.

Non è uno scenario scontato. Ed è proprio per questo che vale la pena dirlo con chiarezza.

Perché quello che sta emergendo in sede europea assomiglia, almeno in parte, a un copione già visto in Italia con l'ippica: quando un settore avverte il calo della propria accettabilità sociale, la risposta prevalente non è un ripensamento etico, ma la ricerca di nuovi argomenti per giustificare e ampliare l'uso degli animali. Turismo sostenibile, agricoltura multifunzionale, servizi sociali: sono tutte cornici legittime, ma rischiano di diventare nuove etichette per pratiche invariate, se non sono accompagnate da vincoli reali sul benessere.

La sensibilità cambia. E i numeri lo confermano

C'è però un dato strutturale che nessuno studio di scenario può ignorare: la sensibilità dell'opinione pubblica — soprattutto tra le generazioni più giovani — nei confronti dello sfruttamento degli animali è cambiata in modo significativo negli ultimi anni, e continua a cambiare. Le nuove generazioni sono sempre più consapevoli della sofferenza e della vita innaturale imposta ai cavalli impiegati nelle più disparate attività umane. Chiedono trasparenza, coerenza e responsabilità.

Questa trasformazione culturale è reale, è documentata e, a differenza di molte mode, ha radici profonde. Non è un fenomeno passeggero.

IHP auspica che questo processo continui, inarrestabile. E che la rinnovata attenzione europea verso la filiera equina diventi l'occasione per costruire finalmente un quadro normativo e culturale all'altezza: non per sfruttare meglio i cavalli, ma per smettere di considerarli oggetti di cui disporre a piacimento.

Il futuro del cavallo in Europa si decide adesso. E la direzione che prenderà dipenderà, in misura decisiva, da quanto la società sarà disposta a pretendere coerenza da chi governa il settore. Tutto questo rende ancora più preziosa la nostra azione quotidiana.