08/03/2026
IHP Italian Horse Protection si oppone alla candidatura delle “Arti, Tradizioni e Culture Equestri” italiane a patrimonio culturale immateriale UNESCO, avviata con la firma al CNEL di un protocollo d’intesa e con la costituzione di un Comitato promotore.
Per IHP questa iniziativa, presentata come valorizzazione di “arti”, “tradizioni” e “cultura”, rischia di trasformarsi in una legittimazione istituzionale di pratiche che, nella realtà, implicano l’uso dell’animale come strumento: addestramento finalizzato alla performance, contenimento, trasporti, stress e, soprattutto, un destino troppo spesso opaco quando il cavallo non è più “utile”.
“Troviamo sconcertante che nel 2026 si proponga come patrimonio immateriale UNESCO ciò che, nei fatti, è sfruttamento. In qualunque disciplina o contesto lo si declini, il cavallo è un animale costretto a fare ciò che non sceglierebbe mai di fare. Qui non c’è nulla di ‘artistico’ o ‘culturale’: ci sono strumenti coercitivi, metodi di contenimento innaturali, spostamenti continui e una gestione costruita sui bisogni dell’uomo, non su quelli dell’animale. E poi c’è il punto che tutti evitano: cosa accade alla fine, quando il cavallo non serve più. L’idea che tutto questo possa essere certificato come ‘patrimonio’ è un segnale gravissimo della deriva etica in cui stiamo scivolando” dice il presidente di IHP, Sonny Richichi.
IHP ritiene inaccettabile che un percorso di candidatura UNESCO venga incardinato senza porre al centro, in modo non retorico ma sostanziale, una domanda semplice: chi tutela davvero il cavallo dentro sistemi che lo impiegano per sport, spettacolo e attività umane?
Il protocollo firmato al CNEL – così come raccontato dai promotori – viene presentato come “giornata storica” per il mondo equestre e come avvio formale della candidatura. Per IHP, invece, è l’avvio di un’operazione che rischia di riscrivere la realtà: chiamare “cultura” ciò che dipende dalla coercizione e dalla subordinazione dell’animale significa spostare l’attenzione dal benessere alla celebrazione.
IHP si oppone alla candidatura e chiede che le istituzioni interrompano questo percorso perché la sua premessa – elevare a patrimonio culturale pratiche basate sfruttamento – è incompatibile con un’idea moderna di civiltà, tutela e responsabilità verso gli animali.