...i miei tesori non luccicano né tintinnano,
essi brillano nel sole e nitriscono nella notte...

 

 

L'ippica alle prese con una crisi senza precedenti: il sistema collassa

11/02/2026

La crisi dell’ippica italiana non è più una questione astratta né confinata ai bilanci delle società di gestione. Le notizie di cronaca che arrivano in queste settimane da Roma e Trieste mostrano con chiarezza come il sistema degli ippodromi stia attraversando una fase di crisi strutturale nonostante le continue iniezioni di fondi pubblici (solo con l’ultima legge di Bilancio sono stati stanziati 140 milioni l’anno per il triennio 2026-2028 a favore del comparto).

 

Roma, Capannelle: una gestione che non parte

A Roma, lo storico ippodromo di Capannelle vive giorni di forte tensione. La firma attesa per l’affidamento della gestione 2026 alla società Marsicana srl non è arrivata. Una vera e propria fumata nera in Campidoglio che costringe ora l’amministrazione comunale a cercare soluzioni alternative per evitare il blocco dell’attività.

Per IHP, Capannelle rappresenta l’emblema di un modello ormai in crisi strutturale soprattutto a causa dei cambiamenti culturali che, anche grazie alla sua costante azione di divulgazione, spingono fasce sempre più larghe di popolazione a rifiutare di assistere ad uno sfruttamento sistematico che spreme i cavalli anche fino alla morte in nome dei soldi.

Trieste, Montebello: il sistema si ferma

Ancora più netta è la situazione a Trieste, dove è arrivato un atto formale che segna un punto di non ritorno. Per l’ippodromo di Montebello è stato revocato il riconoscimento per il 2026 alla società Nordest Ippodromi, rendendo di fatto impossibile lo svolgimento dell’attività ippica ufficiale.

Sono in crisi anche gli ippodromi di Follonica, Taranto e Macerata.
 

L’ippodromo dei Pini di Follonica resterà chiuso per tutto il 2026. Il Comune punta a un nuovo bando per il 2027. Tuttavia una recente variante urbanistica apre l’area a “nuovi utilizzi”, slegando le strutture ricettive dall’attività ippica. 
A Taranto, l’ippodromo Paolo VI è in un limbo: il riconoscimento per il 2026 è sospeso in attesa della vendita giudiziaria dell’immobile pignorato. A Corridonia (Macerata), invece, la gestione è bloccata da una battaglia legale tra il Comune e il vecchio Comitato corse, con il TAR che ha appena passato la palla al giudice ordinario per stabilire la proprietà dei beni.
 

Siamo di fronte ad una crisi nazionale irreversibile. E, soprattutto, il benessere dei cavalli e la loro tutela non trovano nessuno spazio nel dibattito pubblico. Mentre le corse si fermano, i cavalli restano, e con loro resta irrisolto il nodo centrale: chi se ne fa carico? Con quali strumenti? Con quali obblighi? Le difficoltà di alcuni ippodromi italiani nascono dai criteri di classificazione che sono stati modificati attraverso un decreto del Masaf dello scorso febbraio: una triste fotografia della realtà che IHP ha duramente contestato perché nessuno dei criteri adottati per distribuire i finanziamenti pubblici è riferito al benessere degli animali. Nel decreto non c’è nessun riferimento agli spazi adeguati, alle aree di pascolamento, alla possibilità di movimento libero.

Finanziamenti all’ippica, zero garanzie per i cavalli

I casi di Roma e Trieste si inseriscono in un contesto nazionale profondamente contraddittorio. Da un lato, lo Stato continua a destinare ingenti risorse pubbliche al comparto ippico; dall’altro, non esistono meccanismi vincolanti per la tutela dei cavalli, né durante l’attività agonistica né, soprattutto, al termine della carriera o in caso di chiusura degli impianti. Addirittura, in Parlamento giace una proposta di legge a favore dell’ippicoltura che propone di allevare un numero maggiore di cavalli: per farne cosa?

Come IHP denuncia da anni, si finanzia il sistema delle corse senza prevedere fondi obbligatori per il ricollocamento, la tracciabilità reale e il recupero degli animali. È un vuoto normativo e culturale che emerge con forza proprio nei momenti di crisi: quando un ippodromo vacilla o chiude, il cavallo diventa l’ammortizzatore invisibile del fallimento.

Una crisi che chiede un cambio di paradigma

La “giostra degli ippodromi” racconta un settore che tenta di sopravvivere tra gestioni provvisorie, riconoscimenti revocati e riconversioni annunciate: è lo specchio di una crisi etica.

Per IHP, la questione è rimettere al centro la responsabilità verso i cavalli, riconoscendoli come individui e non come strumenti e scarti di un sistema in irreversibile declino.

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