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Macellazione clandestina a Crotone: il “filone maremmano” mostra il legame sistematico con gli sport equestri e l’ippica

21/11/2025

Cavalli “atleti” avviati sistematicamente al macello illegale. Serve una riforma dell’anagrafe equina e una legge che imponga obblighi precisi a chi li sfrutta in maneggi e ippodromi

Il “filone grossetano” emerso nell’operazione condotta nei giorni scorsi dal Nas dei Carabinieri in provincia di Crotone - che ha portato all’arresto di una persona e alla denuncia di altre cinque per la macellazione clandestina di tredici cavalli - riporta ancora una volta l’attenzione sul destino degli equidi a fine carriera. Nuovi sviluppi hanno collegato la vicenda anche alla Toscana e alla provincia di Grosseto, dove sarebbero transitati alcuni cavalli “atleti” -cioè provenienti dal circuito delle corse o degli sport equestri - e poi finiti nella filiera illegale.

Alla luce di queste informazioni, IHP ritiene doveroso intervenire per ribadire la propria posizione su un fenomeno che denuncia da anni: i cavalli cosiddetti “atleti” sono tra le principali vittime della macellazione clandestina.

«Questi episodi – afferma IHP – non sono eccezioni: rappresentano un meccanismo ricorrente. Gli “atleti” che hanno fruttato denaro finché correvano o venivano usati per gli sport equestri vengono scaricati appena non generano più profitto. Il macello illegale diventa così la valvola di sfogo di un sistema che non vuole farsi carico del fine carriera degli animali».

Secondo IHP, le responsabilità sono chiare:

  • L’anagrafe equina non funziona, non garantisce tracciabilità, e permette la perdita di informazioni fondamentali sui cavalli cessati dalle corse.
  • I controlli sono insufficienti e lasciano spazio a movimentazioni opache e cessioni sospette.
  • Il mondo delle corse e degli sport equestri evita sistematicamente di assumersi la responsabilità del “dopo”, spingendo molti cavalli verso canali non ufficiali e pericolosi.

Le richieste di IHP

  1. Riforma seria dell’anagrafe equina, che consenta finalmente di conoscere il destino di ogni cavallo dopo la carriera agonistica.
  2. Controlli stringenti su ippodromi, scuderie, maneggi, passaggi di proprietà e movimentazioni degli ex-“atleti”.
  3. Una legge che obblighi chi trae profitto dai cavalli a occuparsi anche della loro gestione a fine carriera, garantendo loro cure, benessere e una vecchiaia dignitosa.

«È inaccettabile che cavalli che sono stati sfruttati nelle corse e negli sport equestri siano abbandonati a un finale così crudele – dice il presidente di IHP, Sonny Richichi -. Quello che è emerso in Calabria, come oggi in Maremma, è la punta dell’iceberg: una filiera che usa gli animali finché rendono e li elimina quando diventano un costo. Finché non si interverrà sull’anagrafe, sui controlli e sulla responsabilità economica e morale di chi li sfrutta, continueremo a vedere questi casi. È ora che l’intero settore smetta di voltarsi dall’altra parte».

 

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