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C’è doping e doping

C’è doping e doping
(8 agosto 2012)

Due vicende di questi giorni, legate entrambe al doping, mettono in luce il diverso atteggiamento di giornalisti, opinionisti, cittadini e perfino delle Autorità.

Londra, 6 agosto: Alex Schwazer, nostro campione olimpico nei 50 km. di marcia, viene trovato positivo al doping a un test effettuato il 30 luglio. La notizia non fa in tempo ad uscire che l'atleta viene immediatamente cacciato da Londra, dove avrebbe dovuto gareggiare sabato mattina. Sui giornali i commenti si rincorrono e sono eloquenti:
Franco Arese, presidente della Federazione di atletica leggera (Fidal): «Meglio una medaglia in meno ma combattere questa situazione (…) bisogna essere duri con chi commette errori del genere».
Gianni Petrucci, presidente del Coni: «La decisione è chiara, non possiamo transigere. Medaglie in meno, ma pulizia in più. Le persone pulite devono stare fuori da questa brutta vicenda».
Aldo Cazzullo scrive sul Corriere: «il caso Schwazer resterà una lettera scarlatta sulla spedizione italiana ai Giochi di Londra 2012».
Addirittura sono attese pesanti decisioni dell'Arma dei Carabinieri, del cui gruppo sportivo Schwazer fa parte: il Comando generale avrebbe già preso contatti con la presidenza del Coni per l'adozione dei «provvedimenti conseguenti».

Ascoli, 14 luglio: dopo il nostro intervento presso il Ministero della Salute, il fantino Luca Innocenzi viene sospeso dalla quintana. Innocenzi, infatti, è stato condannato in primo grado l'anno scorso per un'indagine sul doping, per aver “compiuto atti fraudolenti sul cavallo Naval War” in vista della quintana di Foligno del 2006. La sentenza del Tribunale di Perugia è inequivocabile e ancora di più lo sono le intercettazioni telefoniche: le pubblichiamo qui integralmente, affinché tutti si rendano conto di cosa stiamo parlando.
L'Ordinanza palii del Ministero della Salute, nata per dare un minimo di tutela ai cavalli sfruttati in queste anacronistiche competizioni, sancisce giustamente il divieto di partecipazione ai fantini colpevoli dei reati di maltrattamento e doping. Ma stavolta la reazione è completamente diversa da quella del caso Schwazer: gli organizzatori della quintana di Ascoli si indignano per l'esclusione di Innocenzi, mentre il capo della sua contrada presenta un ricorso urgente al Tribunale di Ascoli che - con una rapidità da fare invidia a tutte le aule di giustizia italiane - prima consente a Innocenzi di correre il palio del 14 luglio e poi sentenzia la non applicabilità dell'Ordinanza palii “perché Innocenzi è stato condannato per il momento solo in primo grado”.

Innocenzi corre e vince la quintana del 5 agosto con tanto di diretta nazionale su Raitre, tra la gioia di organizzatori e contradaioli, il silenzio del Ministero e la vergogna dei tanti cittadini che assistono impotenti a questa brutta immagine di Ascoli e dell'Italietta dei palii. Non mancano gli articoli di alcuni giornalisti che hanno dimenticato cos'è il dovere di cronaca, come Eduardo Parente di Piceno oggi, che si lancia in una esaltata biografia cavallara di Innocenzi “dimenticandosi” di menzionare la condanna per doping.
Mentre Cavallo Magazine scrive che Innocenzi «ha trionfato in sella a Dorillas, superando così anche le polemiche seguite alla sua iniziale esclusione dall'evento».
Silenzio preoccupante dell'Ordine dei Veterinari, da cui ci saremmo aspettati almeno una dura presa di posizione, in omaggio al codice deontologico.

Nelle varie dichiarazioni attorno al caso Schwazer si ripete, giustamente, che è opportuno agire duramente e con tempestività contro chi commette errori del genere, perché sono un esempio per tutti.
Che morale dovremmo trarre, dunque? Che invece nei palii si possono dopare i cavalli a piacimento e continuare indisturbati a usarli? Che l'etica e la morale scattano solo in certi ambiti, mentre in altri sono messe sotto il tappeto, di fronte agli alti interessi economici in ballo?
Per Alex Schwazer la squalifica e la gogna mediatica sono scattate subito, senza il bisogno di processi in tribunale di cui la giustizia sportiva non ha bisogno.
Per Innocenzi, addirittura già condannato in primo grado, invece si sono levati gli scudi contro chi si è permesso di chiederne l'esclusione e si è ottenuta, a colpi di avvocato, la sua ammissione alla quintana di Ascoli.
Davvero vogliamo ancora bere la storia dei palii come “sane tradizioni storico-culturali”?

LEGGI LE INTERCETTAZIONI INTEGRALI TRA INNOCENZI E IL VETERINARIO UMBERTO RICCI, PRIMA DELLA QUINTANA DI FOLIGNO DEL 2006

LEGGI LE ALTRE INTERCETTAZIONI LEGATE ALLA QUINTANA DI FOLIGNO DEL 2006


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