24/09/2026
Si è aperto ieri, 23 settembre, davanti al Tribunale di Perugia in composizione collegiale, presieduto dal giudice Edoardo Esposito, il processo a Nicolò Martinengo, Roberto Gioria e Maurizio Traversini, i tre imputati nel procedimento nato dall'inchiesta dei Carabinieri del NAS sulla macellazione clandestina di cavalli tra Umbria e Puglia. Dopo aver dichiarato aperto il dibattimento, il Collegio ha fissato il calendario: il 15 marzo 2027 saranno ascoltati cinque testimoni della Procura, il 23 marzo 2027 altri cinque testi del pubblico ministero.
Le accuse
Secondo la Procura di Perugia, i fatti sarebbero stati commessi insieme ad altre persone, per le quali si procede separatamente. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione per delinquere, maltrattamento e uccisione di animali, commercio di cose pericolose per la salute e falsità ideologica in pubblici registri. Nel capo di imputazione la Procura sostiene che «il gruppo avrebbe operato attraverso un'organizzazione strutturata di mezzi e persone, finalizzata a reperire equidi, trasportarli e avviarli alla macellazione».
Secondo l'impianto accusatorio, Martinengo e Gioria si sarebbero occupati del reperimento e del trasporto degli animali destinati alla macellazione illecita. Traversini è l'imputato il cui allevamento a San Lazzaro di Gubbio è il punto da cui ha preso avvio l'intera indagine. Un quarto imputato dello stesso filone, Elio Pellizzer, al quale era contestato insieme a Traversini di essersi prestato alle iscrizioni fittizie degli equidi, è deceduto nel corso del procedimento.
Gli animali coinvolti sono oltre cento. Secondo l'accusa sarebbero stati maltrattati senza necessità, per crudeltà e a scopo di lucro illecito, anche attraverso trasporti effettuati in condizioni incompatibili con il mezzo utilizzato, la durata del viaggio e lo stato di salute degli animali. Alcuni cavalli sarebbero morti; altri sarebbero stati abbattuti nell'ambito di una macellazione che la Procura ritiene illegale.
Il nodo della Banca dati
A Traversini sono contestate false registrazioni nella Banca dati nazionale degli equidi: vi sarebbero stati annotati trasferimenti di numerosi cavalli verso il suo allevamento, dove in realtà gli animali non sarebbero mai arrivati. La loro presenza sarebbe stata poi cancellata attraverso il cosiddetto "codice Z", la procedura amministrativa che consente di eliminare un equide dal registro. Contestazioni analoghe riguardano trasferimenti verso un secondo allevamento.
È il cuore del meccanismo che l'inchiesta ha fatto emergere fin dall'inizio: spostamenti registrati solo sulla carta, che consentivano di far perdere le tracce degli animali. In un procedimento connesso, la funzionaria Lucilla Gallastroni, incaricata di operare sulla Banca dati nazionale e accusata di aver inserito trasferimenti e cancellazioni non corrispondenti alla realtà, ha patteggiato una pena di circa dieci mesi di reclusione con sospensione condizionale.
Dall'operazione del NAS ai primi patteggiamenti
Il procedimento trae origine dall'operazione condotta il 5 febbraio 2025 dai Carabinieri del NAS di Perugia, coordinati dalla Procura guidata da Raffaele Cantone, con l'esecuzione di un'ordinanza cautelare del gip nei confronti di sei persone. Secondo quanto comunicato allora dalla Procura, gli animali venivano acquisiti, anche gratuitamente, da proprietari ai quali veniva taciuta la destinazione finale, e inviati in Puglia verso macelli clandestini. La Procura segnalava inoltre l'immissione sul mercato, per il consumo umano, di carni di animali sottoposti in vita a trattamenti farmacologici non accertabili e incompatibili con la finalità alimentare, con un conseguente grave pericolo per la salute pubblica. Tra i primi atti dell'inchiesta figurava un'intercettazione in cui si faceva riferimento a una cavalla a terra, dentro un camion, con il collo rotto, destinata a essere macellata il giorno successivo.
L'indagine si è articolata in tre tronconi processuali. Nelle fasi precedenti hanno patteggiato la pena Giovanni Barbetta e Lara Barbetta, che secondo l'accusa reperivano e acquistavano gli equini destinati alla macellazione; Francesco Giannelli e Damiano Molinaro, che sul versante pugliese avrebbero messo a disposizione il proprio allevamento per la macellazione e la propria rete di acquirenti per la successiva vendita della carne; e la funzionaria dell'anagrafe equina Lucilla Gallastroni.
Nel procedimento che si è aperto ieri, IHP è stata ammessa come parte civile nell'udienza preliminare del 26 febbraio 2026, al termine della quale Martinengo, Gioria e Traversini sono stati rinviati a giudizio senza chiedere riti alternativi. L'associazione segue il dibattimento attraverso la propria legale, l'avvocata Valentina Piccioli.
Perché questo processo riguarda la legge sul divieto di macellazione
Le responsabilità individuali saranno accertate nel contraddittorio tra le parti. Ma il quadro descritto dall'accusa pone una questione che va oltre le singole posizioni processuali.
La normativa vigente affida la tutela dei cavalli esclusi dalla catena alimentare a una distinzione amministrativa: DPA (destinati alla produzione alimentare) e non DPA. L'inchiesta di Perugia mostra quanto quella distinzione sia fragile nella pratica. Se le contestazioni verranno confermate, sarebbe bastato un trasferimento fittizio o una cancellazione dal registro per far uscire un cavallo dal sistema di tracciabilità e farlo arrivare in un macello clandestino. Finché la macellazione resterà legale, esisterà un mercato in cui far confluire gli animali che non servono più a chi li ha utilizzati. E i controlli documentali non basteranno a impedire che anche i cavalli formalmente esclusi finiscano sul banco del macellaio.
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