26/05/2026
Tarquinia, 28 marzo 2024. Quattro cavalli — due dei quali giovani puledre microchippate, abituate al contatto umano — vengono uccisi a fucilate dopo essere stati avvistati nei pressi della Statale Aurelia. L'ordinanza del sindaco Alessandro Giulivi aveva autorizzato la cattura e, «qualora necessario», l'abbattimento. Il veterinario incaricato della telenarcosi era il Dott. Alan Maximilian Risolo. I cavalli non tornarono mai.
A distanza di oltre due anni, IHP è ancora in attesa che venga fatta piena luce su quella vicenda. Il Pubblico Ministero ha chiesto l'archiviazione del procedimento a carico di Risolo e del veterinario ASL Dott. M. P. — entrambi inizialmente indagati per uccisione di animali ai sensi dell'art. 544-bis c.p. IHP si è formalmente opposta. La prossima udienza è fissata per il 30 giugno 2026.
Nel frattempo, lo stesso Dott. Risolo è tornato agli onori delle cronache. Questa volta il teatro è il Parco naturale regionale dei Monti Lucretili, nel Lazio. Secondo quanto riportato dalla stampa locale il 21 maggio scorso, il Parco ha affidato con incarico diretto da 15.000 euro il contenimento delle vacche rinselvatichite proprio a Risolo, esperto di telenarcosi, con un tariffario che prevede 200 euro per ogni intervento di sedazione e 600 euro per ogni abbattimento. L'obiettivo minimo concordato era di 50 bovini entro l'anno. Durante un convegno, lo stesso Risolo avrebbe confermato che la quota è quasi raggiunta: circa 40 animali sono già stati eliminati.
Animali sani, vissuti in libertà da anni in un'area protetta. Abbattuti a fucilate.
Le indagini parziali di Tarquinia
Sul caso di Tarquinia del 2024 IHP ha presentato opposizione all'archiviazione ritenendo le indagini finora condotte «parziali, lacunose e non idonee a chiarire le gravi responsabilità emerse nella gestione dell'intervento». Dagli atti del procedimento emergono numerose contraddizioni tra le versioni dei soggetti coinvolti, assenza di approfondimenti tecnici sulla correttezza dei farmaci utilizzati per la sedazione e nessuna verifica sull'esistenza di alternative concrete all'abbattimento.
L'area era pianeggiante e parzialmente recintata. Le tecniche di contenimento non cruente erano disponibili. Due dei quattro animali erano identificati, quindi riconducibili a proprietari. Nessuna di queste variabili risulta essere stata esplorata fino in fondo prima che si decidesse di imbracciare i fucili.
«Quei cavalli potevano e dovevano essere salvati», ha dichiarato Sonny Richichi, Presidente di IHP. «L'abbattimento non era l'unica soluzione possibile e le modalità operative adottate sollevano interrogativi seri sotto il profilo professionale, etico e giuridico. Chiediamo che le indagini proseguano e che vengano accertate tutte le responsabilità».
Altro luogo, stesso metodo
Per il caso dei Monti Lucretili la Regione Lazio ha stanziato 600.000 euro destinati ai Comuni per il contenimento degli animali domestici rinselvatichiti, un provvedimento che rischia di trasformarsi in un via libera all'abbattimento non solo di bovini e cavalli, ma potenzialmente anche di capre, maiali e cani vaganti.
La deputata Patrizia Prestipino, anche Garante degli animali per Roma Capitale, ha usato parole nette: «Bisogna dire stop a questo far west ai danni degli animali. Non si possono risolvere tutte le azioni di contenimento sparando».
Per IHP è un far west inaccettabile: non è tollerabile che in Italia, quando un animale "dà fastidio" — perché si muove dove non dovrebbe, perché non ha un proprietario rintracciabile, perché costa tempo e risorse gestirlo diversamente — la risposta predefinita rimanga l'abbattimento. Rapido, economico, definitivo. E sempre presentato come "necessario".
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