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Corse clandestine, doping, maltrattamenti: cinque misure cautelari a Castelvetrano. L'indagine era partita da una nostra denuncia.

21/05/2026

Il Giudice per le Indagini Preliminari di Marsala ha emesso cinque misure cautelari nei confronti di altrettanti cittadini italiani indagati per associazione a delinquere finalizzata all'organizzazione di corse clandestine di cavalli, maltrattamento animale e doping. Il teatro dei fatti è un fondo agricolo privato nella frazione di Triscina di Selinunte, nel Comune di Castelvetrano, in provincia di Trapani: un rettilineo di terra battuta lungo oltre un chilometro, ricavato tra gli ulivi, che per anni ha fatto da pista per competizioni illegali organizzate in piena impunità.

Quella pista la conoscevamo. E nel febbraio 2024 avevamo presentato formale denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.

Come siamo arrivati alla denuncia

Tutto ha avuto inizio dalla lettura di alcuni articoli di stampa, in particolare da un'inchiesta pubblicata da la Repubblica il 21 maggio 2024, che documentava l'ennesimo intervento dei Carabinieri su una corsa clandestina a Triscina: nove persone denunciate, cavalli sottoposti a prelievi per verificare la presenza di sostanze dopanti, indagini aperte su doping e scommesse illegali.

Leggendo quell'articolo — e le notizie delle settimane precedenti — abbiamo capito che si trattava di qualcosa di più di un episodio isolato. Abbiamo avviato una nostra verifica sulle fonti aperte: Google Maps, Facebook, TikTok. Quello che abbiamo trovato era sconcertante nella sua sfacciataggine. La struttura risultava registrata da anni, con tanto di foto di gare, ordini di partenza, risultati e premiazioni pubblicati regolarmente. Le competizioni erano pubblicizzate con cadenza bisettimanale, visibili a chiunque.

Il 9 febbraio 2024, tramite lo Studio Legale Muceli & Murreli di Cagliari, IHP ha presentato denuncia alla Procura di Marsala, documentando tutto: i link, gli screenshot, la storia dell'impianto, i soggetti identificabili. Nell'esposto abbiamo anche offerto la nostra disponibilità ad accogliere nel Centro di recupero di Montaione eventuali cavalli sequestrati nel corso delle indagini.

Cosa ha accertato l'indagine

L'attività investigativa si è protratta fino al luglio 2025, attraverso l'installazione di telecamere, l'analisi forense degli apparecchi cellulari degli indagati e accertamenti di laboratorio condotti dal Servizio Veterinario dell'ASP e dal Nucleo CITES del Centro Anticrimine Natura Carabinieri di Palermo.

Le risultanze sono gravi. Gli indagati — cinque destinatari di misure cautelari, altri sette iscritti nel registro degli indagati — avrebbero gestito ogni aspetto del sistema: la manutenzione dell'ippodromo illegale, l'allestimento dei box, la raccolta di adesioni da fantini e scuderie tramite app di messaggistica, la calendarizzazione delle batterie e la diffusione dei video delle gare. Le analisi di laboratorio hanno confermato la somministrazione di sostanze dopanti vietate. E in almeno un'occasione documentata, un cavallo ha riportato la frattura di una gamba durante una competizione.

Uno dei destinatari delle misure cautelari — un divieto di dimora in Sicilia e quattro obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria — era già noto alle forze dell'ordine per reati analoghi commessi in provincia di Caltanissetta, dove aveva allestito un altro ippodromo clandestino, poi scoperto e chiuso. Un caso che dice molto sulla capacità di questi soggetti di reiterare, spostarsi, ricominciare.

Un risultato importante

Lo diciamo perché la logica che ha prodotto questo risultato deve essere capita e replicata.

IHP ha letto degli articoli di giornale, ha fatto verifiche sulle fonti aperte, ha raccolto le evidenze e le ha trasmesse all'autorità giudiziaria. I Carabinieri e la Procura di Marsala hanno fatto il loro lavoro con serietà e determinazione. E la stampa locale — che per prima ha portato alla luce l'esistenza dell'ippodromo — ha svolto un ruolo insostituibile.

Quando la società civile segnala, la magistratura indaga e le forze dell'ordine agiscono, i risultati arrivano. Il problema è che questo meccanismo non è automatico, non è garantito e non è sufficiente da solo. L'ippodromo di Triscina era attivo da anni. Era su Google Maps. Era su Facebook. I video delle gare giravano su TikTok. Nessuno aveva fermato nulla.

Il nodo strutturale: l'anagrafe che non funziona

L'operazione di Castelvetrano è un successo investigativo. Ma non chiude il problema: lo fotografa. Le corse clandestine prosperano perché la tracciabilità degli equidi in Italia è largamente inefficiente. Cavalli che escono dal circuito ippico ufficiale, definiti "scarti di pista", possono sparire nell'ombra senza che nessun sistema di controllo intercetti il passaggio. È la stessa dinamica emersa nel caso di Evenafterall — il purosangue passato dagli ippodromi italiani alle corse clandestine siciliane, le cui tracce si perdevano tra registri incoerenti e trasporti non dichiarati — e nella vicenda dei "cavalli fantasma" di Perugia, oggi al centro di un processo nel quale IHP è parte civile.

Finché l'anagrafe equina nazionale non sarà riformata in modo da rendere i movimenti degli animali realmente verificabili, la filiera illegale troverà sempre lo spazio per sopravvivere. Il blitz interrompe una corsa. La riforma impedisce che la prossima venga organizzata.

Siamo disponibili ad accogliere i cavalli di Triscina

Come abbiamo fatto in passato — con Sacher e Muffin, con Evenafterall, con decine di altri animali — siamo pronti a prenderci cura dei cavalli che le autorità competenti dovessero ritenere di affidare alla nostra custodia. Il nostro Centro di recupero di Montaione, riconosciuto dal Ministero della Salute, è attrezzato per accoglierli, riabilitarli e garantire loro il futuro che meritano.

La corsa si è fermata. Per questi cavalli, può iniziare qualcosa di diverso.

Leggi il nostro artcolo del febbraio 2024

 

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