12/05/2026
Il copione si ripete, con una precisione che non lascia spazio all'equivoco. A Catania e nel suo hinterland, la settimana appena trascorsa ha prodotto due episodi distinti ma inscindibili: la scoperta di due stalle abusive nel quartiere San Cristoforo e una corsa clandestina a Palagonia, denunciata dall'attivista Enrico Rizzi, con spari di pistola e kalashnikov esibiti dagli spettatori come fosse una normale manifestazione di potere. A distanza di poche ore dalla pubblicazione del video sui social, la Polizia ha individuato due responsabili della corsa clandestina: si tratta di due uomini quarantenni che si trovavano nella zona di San Cristoforo – Catania – e sono stati denunciati alla Procura di Caltagirone. Durante le verifiche, gli agenti hanno trovato anche i due puledri utilizzati nella corsa: erano in altrettante stalle abusive di San Cristoforo, privi di microchip. Sono stati sequestrati e affidati a una struttura specializzata. Non è la prima volta che Palagonia compare in queste cronache: nel luglio 2020 un cavallo era morto durante una corsa clandestina proprio in quel territorio.
Poche ore prima della corsa clandestina, un’altra operazione che è nata da una segnalazione al numero unico di emergenza: una donna vede due pony agganciati a calessi, costretti a muoversi nel traffico congestionato nei pressi del cimitero di Catania. Uno dei due, visibilmente spaventato, viene strattonato con violenza dal conducente nel tentativo di farlo proseguire. La donna descrive tutto con precisione. Gli agenti intervengono rapidamente.
La Squadra a Cavallo della Questura di Catania, in sinergia con i veterinari del Servizio Veterinario dell'ASP, risale la catena e individua due stalle nel quartiere San Cristoforo: strutture abusive, prive di codice aziendale, mai denunciate all'autorità sanitaria. I pony non hanno microchip e non sono mai stati sottoposti al test per l'anemia infettiva equina. Gli animali vengono posti sotto vincolo sanitario e trasferiti in una struttura autorizzata. Per i responsabili scattano sanzioni amministrative per 11.000 euro complessivi; i conducenti dei calessi vengono sanzionati per violazioni al Codice della strada. Sono pezzi della stessa filiera che IHP documenta da anni.
Il dettaglio delle armi in bella mostra non è un elemento accessorio: è la cifra culturale e criminale del fenomeno. Le corse clandestine, come IHP ha ripetutamente documentato e come ha confermato anche la Commissione parlamentare sulle ecomafie, non sono folklore deviante. Sono uno strumento di affermazione del potere mafioso, di raccolta di scommesse illegali, di controllo del territorio.
La logica del sistema
I due episodi, letti insieme, confermano una struttura ormai nota. Le stalle abusive — non censite, non controllate, non rintracciabili — sono l’anello logistico del fenomeno: il luogo dove gli animali vengono custoditi fuori da qualsiasi anagrafe, pronti a essere impiegati nelle corse o, quando non servono più, avviati verso circuiti altrettanto opachi, spesso alla macellazione clandestina. L'assenza di microchip non è una dimenticanza, ovviamente: è una scelta, perché un animale non tracciabile è un animale che può sparire senza lasciare traccia.
IHP plaude all'operato della Polizia di Stato e dei veterinari dell'ASP, e in particolare riconosce il valore della segnalazione civile che ha innescato l'intervento di San Cristoforo: la partecipazione attiva dei cittadini è parte integrante di qualsiasi strategia efficace contro questo fenomeno.
Ma il punto fermo rimane: senza una riforma strutturale dell'anagrafe equina, senza tracciabilità reale dei passaggi di proprietà, senza verifiche sistematiche sulle strutture di detenzione, ogni blitz produce un risultato parziale. La filiera trova sempre un varco, perché opera nella vasta zona grigia che la burocrazia incompleta le mette a disposizione.
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