28/09/2025
In una intervista raccolta da Gioconews, il nuovo gruppo dirigente del galoppo (Nuovo Galoppo Italia) snocciola i numeri del disastro in cui versa l’ippica e propone di ricostruire il settore puntando sul mercato del cavallo.
L’ippica italiana è in caduta libera. Riferisce Gioconews: partenti -3,3 %; corse -5 %; cavalli di 2 anni -3,8 %; montepremi -2,6 %; scommesse -20 % rispetto al 2023; prelievo alla filiera ippica -50 % circa, per una perdita stimata di 6 milioni di euro. Gli stessi dirigenti del galoppo dicono che “non sono oscillazioni fisiologiche: sono crolli strutturali.”
La loro proposta per risollevare le sorti dell’ippica prevede più compravendite, più allevamento, una filiera commerciale che rimetta in moto le scuderie e gli ippodromi. In altri termini, non un cambio di paradigma, ma più cavalli da mettere in pista e da far ruotare in un’economia fondata sulla loro performance.
Ma questo racconto “salvifico” sorvola su due fatti cruciali.
1) L’ippica vive da anni di fondi pubblici ingenti. Nel bilancio dello Stato 2024–2026 (Missione 1 – Programma 1.3 del MASAF) la voce “Interventi a favore del settore ippico” è finanziata per 155,9 milioni di euro nel 2024 e 149,25 milioni nel 2025 (competenza). All’interno, capitoli specifici riportano, tra l’altro, 86,35 milioni per “spese per gli interventi relativi allo sviluppo del settore ippico” (cap. 2295) e 25,5 milioni per “gestione, vigilanza e controllo del settore ippico” (cap. 2298). Sono risorse del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF), quindi totalmente pubbliche.
2) La legge italiana non prevede nessun obbligo per gli imprenditori dell’ippica di farsi carico degli ex cavalli da corsa. Negli atti ufficiali che regolano e finanziano l’ippica compaiono premi al traguardo, provvidenze all’allevamento, funzionamento degli organi di controllo e giustizia sportiva. Non esiste un sistema obbligatorio che imponga ai proprietari o al comparto di sostenere mantenimento, ricollocamento o pensionamento dei cavalli una volta finita la carriera. La documentazione di programmazione del MASAF parla di pagamenti premi, provvidenze, classificazione degli ippodromi e gestione dei calendari, non di “aftercare” obbligatoria. È un vuoto strutturale che IHP denuncia con forza da anni in quanto potenzialmente criminogeno.
Un ambiente opaco, dove i cavalli pagano il prezzo più alto. Le cronache giudiziarie – fonti ufficiali delle Forze di polizia e documenti parlamentari – confermano infatti che in Italia corse clandestine e macellazioni illegali continuano a emergere. La Polizia di Stato ha più volte denunciato e arrestato organizzatori e fiancheggiatori, con sequestri di cavalli e stalle abusive (soprattutto con operazioni condotte nelle zone di Siracusa, Enna, Catania). I Carabinieri hanno svolto numerose indagini sulla macellazione illegale di cavalli. Una recente relazione della Camera dei deputati (XIX legislatura) dettaglia il legame tra zoomafie e corse clandestine, sottolineando come le competizioni illegali producano sofferenze, doping, sfruttamento e rischio per l’incolumità di animali e persone. Questi atti mostrano come, usciti dai canali ufficiali, i cavalli possano finire in circuiti criminali e in traffici illeciti. Alla luce di tutto questo, la ricetta “ripartire dal mercato del cavallo” appare totalmente folle: chiede di allargare l’offerta (più cavalli) in un sistema che assorbe denaro pubblico, si presta ad infiltrazioni criminali e non garantisce un destino dignitoso agli animali fuori carriera. Il problema non è “poche transazioni”, ma un modello eticamente insostenibile.
C’è poi un altro dato, che l’ippica si rifiuta di guardare in faccia: è cambiata la sensibilità dei cittadini, specie dei più giovani. Come già avvenuto per la caccia, cresce il rifiuto etico di spettacoli che comportano grave sofferenza per gli animali. Non è una “crisi di mercato” risolvibile con più aste o più puledri: è un’evoluzione culturale che chiede di ridurre – non rilanciare – lo sfruttamento degli equidi.
Per noi la conclusione è netta: il declino dell’ippica è un bene. È il segnale che la società sta mettendo al centro il benessere dei cavalli, non le scommesse né i calendari. E se ogni anno lo Stato continua a stanziare centinaia di milioni per tenere in vita il comparto, allora è lecito e doveroso chiedere che quelle risorse vadano altrove: scuola, sanità, prevenzione, ricerca, politiche pubbliche che migliorino la vita di tutti – umani e non umani.
Fonti principali: – Gioconews, “Nuovo Galoppo Italia: rilancio dell’ippica? Ripartire dal mercato del cavallo”
– MASAF – Nota integrativa al DDL di Bilancio 2024–2026 (Tabella n. 13, Senato della Repubblica): stanziamenti e capitoli per “Interventi a favore del settore ippico”.
– Camera dei deputati – Doc. XXIII n. 10 (2025): relazione su zoomafie e corse clandestine di cavalli
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